C’era una volta ed ancora persiste l’idea che, da sempre, abiti nell’uomo il desiderio di spingersi al di là dei propri limiti, trattenendo cara l’idea nel cuore di sperimentare nuove frontiere …  E chi non conosce il senso profondo di questa affermazione apparterrà a coloro a cui, da bambini, qualcuno sempre negava la libertà di colorare fuori dai bordi. Per un subacqueo davvero appassionato, questo rappresenta un viaggio nel silenzio che si accompagna col respiro, un cammino in cui ogni sensazione, ogni battito, viene percepito, ascoltato, capito, vinto. Ed è qui che si incontrano due percorsi fisici e metafisici importanti, così come avviene nelle parole di Charles Baudelaire: «uomo, nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto, oh mare, le tue più intime ricchezze». In tal senso credo che nessun limite, eccetto il cielo, fermerà mai un subacqueo dinanzi alle profondità del mare … Questa storia antica è sempre contemporanea, ma la conoscenza avanza inesorabile, la tecnica le cammina a fianco e molti si chiedono il perché di un qualsiasi incidente subacqueo che, prescindendo da possibilità e casualità domate dai singoli destini, va molto al di là del piacere di “pasticciare” un foglio bianco oltre la dismisura della propria anima. Narcosi, ansia, panico, risalita troppo rapida, malattia da decompressione, embolia gassosa … è questo un treno fatto di vagoni consecutivi che, nonostante siano perfettamente conosciuti, ancora oggi spesso non fermano i subacquei neanche considerando le migliori intenzioni di autoconservazione. Forse la più autentica verità è che i limiti esistono solo nell’anima di chi è a corto di sogni e la subacquea non è altro che una sfera della realtà nella quale ciascun sub può sognare ad occhi aperti distaccandosi dai canoni di reggenza delle piaghe, sempre e ancora aperte su terra ferma, respirando. Chi non vorrebbe sognare più che combattere? Probabilmente il fine ultimo di ogni esplorazione è toccare il fondo, toccare la cima, toccare i limiti e comprenderli, toccare … “raggiungersi” … colpire il mistero per vedere se ci apre “la porta”. E’ un fatto noto: il mare è vita, la subacquea è vita … ed è la vita, più che la morte, a non avere limiti. Diciamolo, però, a chiare lettere: se un dio ha dato all’uomo la ragione per raggiungere i suoi confini e la follia per superarli, allora i sub sono forse semplicemente un po’ folli. Amano il mare più della terra ferma e alcuni temono l’anonimato nella morte. D’altronde qualcuno diceva che la follia libera dalla vergogna e dalla paura permettendoci di osare a favore di vantaggi inaspettati ed enormi. Ma la follia richiama il pericolo della conoscenza stessa. Che non sia in una “folle immersione” come in un dantesco “folle volo” l’idea di Ulisse per un subacqueo! Non è questa, io credo, la via. La subacquea è un continuo allenamento interiore che concede la possibilità di rendersi empiricamente consapevoli del concetto di “confine”, con sempre nel petto il battito del desiderio di un cammino oltre mare come oltre se stessi. Alleniamoci al desiderio di una vita nel rispetto della vita.

di Annarita Borrelli